La Danza Macabra e l’Oratorio dei Disciplini di San Bernardino – Clusone

L’oratorio dei Disciplini di San Bernardino, adiacente al maestoso edificio della basilica, attira spesso le attenzioni del visitatore non certo per le sue dimensioni ma per un particolare dipinto affrescato sulla sua facciata.

Convenzionalmente  conosciuto come Danza Macabra, in realtà l’affresco è una sorta di antologia dei temi macabri quattrocenteschi, uniti in un’unica imponente rappresentazione: in altro il Trionfo della Morte; sempre in altro a sinistra, originariamente separata dal Trionfo da una finestra vi è la citazione dell’Incontro tra i tre vivi ed i tre morti;

nella fascia centrale troviamo invece la vera e propria Danza Macabra, sotto forma di una lenta processione in cui ogni uomo è accompagnato dal proprio scheletro, alter ego post mortem; la parte inferiore dell’affresco, ora purtroppo andata quasi completamente perduta, rappresentava una sorta di Giudizio Universale, in cui il giusti ascendono e il male sprofonda nelle viscere degli abissi. L’affresco, datato 1485 (leggibile nel primo cartiglio di sinistra), fu con molte probabilità eseguito da Giacomo Borlone de Buschis, pittore seriano.

In alto centrale, il Trionfo della Morte: la Morte viene raffigurata come una grande regina che sottomette tutti a sé; è rappresentata come uno scheletro trionfante avvolta in un mantello e con una corona sul capo. Essa sventola dei cartigli dove è scritto: Gionto (e sonto) per nome chiamata morte/ferisco a chi tocherà la sorte;/ no è homo chosì forte/che da mi no po’ a schanmoare e Gionto la morte piena de equaleza/sole voi ve volio e non vostra richeza/ e digna sonto da portar corona/perché signorezi ognia persona. Il cartiglio trattenuto dalla morte, prosegue con altre due scritte: Ognia omo more e questo mondo lassa/chi ofende a Dio amaramente pasa 1485 e Chi è fundato in la iustitia e (bene)/ e lo alto Dio non discha(ro tiene)/la morte a lui non ne vi(en con dolore)/ poy che in vita (lo mena assai meliore).

L’eloquenza di questi versi non salva nessuno; la morte nella sua veste di regina non accetta doni, non ne è interessata, la sola ricchezza che conosce è la vita delle persone. Non salva nessuno, sceglie in modo accidentale, la sorte decide chi colpire, ma non pone a tutti i medesimi dolori, tutto è dipeso dall’onesta della vita di ognuno. Detti cartigli contengono parte di una lauda cantata dai confraternita dei Disciplini nei loro incontri[7], il pensiero della meditatio mortis aveva fortemente caratterizzato il XV secolo, periodo di grandi cambiamenti.

Sotto i cartigli, sono raffigurati i potenti della terra: un doge, un vescovo, e un cavaliere, un re interpella un ebreo per capire come corrompere la morte. Tutti la implorano offrendole ricchezza, offrendole un regno, ma nulla può sovvertire, o ritardare, nella sua giustizia che non fa differenze, l’unica cosa vera e certa della vita, se non la sua morte. Ai piedi della morte, in un sepolcro di marmo, giacciono i corpi del Papa e dell’Imperatore, circondati da serpenti, rospi e scorpioni, emblemi di superbia e morte improvvisa. Questo sta a simboleggiare la sua potenza, che non risparmia nessuno.

    
Clusone particolare danza macabra

La raffigurazione del doge conferma il dominio della Serenissima e viene identificato in Mocenigo, il doge morto di peste, mentre il Papa in Sisto IV morto l’anno precedente; anche gli altri personaggi vengono identificati in Filiberto duca di Savoia, il conte Pietro dal Verme, e Costanzo Sforza duca di Pesaro.[8] La grande Regina, in ogni caso, colpisce in modo spietato, aiutata da altri scheletri. Questi aiutanti che stanno al suo fianco hanno il compito di uccidere.

Quello che si trova a destra della Morte tiene in mano una specie di archibugio e colpisce senza pietà un gruppo di persone imploranti posizionate sopra il cartiglio che dice che la morte colpisce in modo doloroso soltanto chi offende Dio mentre porta ad una vita migliore chi pratica la giustizia, mentre alla sua sinistra uno scheletro colpisce con tre dardi come le tre frecce che la tradizione greco-romana assegna a Saturno, il dio che governava il passato, il presente ed il futuro.

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1. CLUSONE DA NON PERDERE

Questo itinerario comprende i monumenti più significativi di Clusone, quelli che ogni visitatore di passaggio non può perdere, ovvero il famoso affresco quattrocentesco della Danza macabra e del Trionfo della morte, l’annessa chiesa dei Disciplini, l’Orologio planetario Fanzago con il palazzo del Comune. (durata 1 ora)

Referente: Dott.ssa Sonia Trussardi

 

TEL: 0346 25915 – 0346 22440 FAX: 0346 23014
email: info@museoartetempo.itguardiania@museoartetempo.it

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