Chiesa Parrocchiale di Sant’Antonio da Padova – Peia

La primitiva chiesa di Peia, dedicata sin dalla sua origine a S. Antonio di Padova, fu iniziata il 9 aprile 1429 con licenza del vescovo Francesco Aregazzi e divenne parrocchiale, rendendosi autonoma da Gandino il 13 maggio 1561.

Fu consacrata una prima volta il 17 luglio 1613 dal vescovo Giovanni Emo e riconsacrata, dopo il rinnovo delle strutture e l’aggiunta della volta, dell’elegante coro a pianta ellittica e della facciata, il 25 aprile 1780 dal vescovo Gian Paolo Dolfin. Nel 1904 – 1905 essa fu nuovamente ampliata, con la costruzione delle navate minori, su progetto dell’architetto Virginio Muzio riveduto dall’architetto Caravati di Milano.

Gli scompensi spaziali del suo interno sono assorbiti dalla profusione delle decorazioni eseguite tra il 1905 e il 1906 dalla ditta Taragni e Zanetti, con la partecipazione del Lupini-Carrara per gli stucchi e di Pietro Anghileri per la doratura, mentre Giovanni Cavalleri affrescava le colorite medaglie della volta.

In essa sono conservate tele di buon pregio: una SS. Trinità di G. Paolo Cavagna (m. 1627); una Crocifissione di Giovan Giacomo Pandolfi del 1612, un Compianto sul Cristo Morto di Francesco Zucco, datata 1626; una Madonna del Suffragio di Antonio Gamba del 1724; una Madonna del Rosario di G. Bettino Cignaroli.

All’ancona centrale c’è una delle più ammirate pale di Ponziano Loverini, raffigurante S. Antonio di Padova, che la realizzò nel 1921, e fu seriamente danneggiata nell’incendio della chiesa del 1965. In seguito a quell’incendio, che rovinò gli stalli corali intagliati da Giovanni Manzoni e Pietro Rota di Almenno nel 1765-68, tutte le decorazioni furono ripulite e ravvivate da un paziente restauro e la chiesa subì un ultimo intervento di adeguamento, con la ristrutturazione del presbiterio, operata dall’impresa Comana di Bergamo.


Secondo le direttive del Concilio Vaticano II, nel 1969, sul presbiterio è stato realizzato un nuovo altare comunitario, che, come l’ambone, furono scolpiti in marmo di Zandobbio dallo scultore Luigi Monte e consacrati il 13 settembre 1970 dall’arcivescovo Clemente Gaddi che vi sigillò le reliquie dei santi Alessandro, Clemente ed Antonio. Sull’antico e severo campanile, innalzato verso la fine del Cinquecento, si trova attualmente un concerto di dieci campane in “sì grave”, fuse dalla ditta Ottolina e consacrato dal vescovo Adriano Bernareggi nel 1952.

Nell’ambito del proprio territorio ci sono inoltre altre cinque chiese sussidiarie: S. Elisabetta nei pressi del cimitero, S. Rocco a Cima Peia, S. Lucia a Ca’ Bosio, S. Urbano a Peia Bassa e il Santuario della Madonna delle Grazie a Ca’ Rottigni che custodisce il prezioso e amato quadro raffigurante un Madonna col Bambino e S. Giovannino, opera del pittore Callegari.

Oltre alle feste solenni previste dalla Liturgia (Natale, Pasqua …) sono da segnalare le seguenti festività: S. Antonio Abate, legata all’antica cultura contadina, con la benedizione di animali e veicoli (il 17 gennaio), preceduta la vigilia dai Falò nelle varie contrade e seguita, nella domenica successiva, dal tradizionale e suggestivo rito dell’ “offerta della cera”;

il sacro Triduo dei Morti, che prevede l’allestimento della imponente raggiera (la prima domenica di quaresima), S. Antonio di Padova (la festa patronale) con la solenne processione (il 13 giugno) e la festa della Madonna delle Grazie con la suggestiva processione alla sera (il 5 agosto).
Altra importante realtà, realizzata in questi ultimi anni, è l’Oratorio Papa Beato Giovanni XXIII.

Dopo che la parrocchia di Peia acquisisce l’indipendenza da quella di Gandino (1561), la chiesa si arricchisce di molti dipinti di notevole qualità, tra i quali spiccano la Trinità e santi di Giovan Paolo Cavagna (primo quarto del XVII secolo), la Pietà Francesco Zucco (1624), la Crocifissione di Gian Giacomo Pandolfi (1612), la Madonna del Rosario di Giambettino CIgnaroli (1729) e l’Estasi di Sant’Antonio da Padova di Ponziano Loverini (1921).

Restauro conservativo delle facciate e della copertura

L’intervento si rende necessario a causa dell’avanzato stato di degrado di alcune parti delle facciate più esposte alle intemperie e al deterioramento di alcune parti della struttura muraria, in particolare il piccolo portico laterale della parete nord, la facciata nord della sacrestia e la facciata sud dell’abside. Anche la copertura è oggetto di intervento in quanto sia il manto di copertura in coppi che la struttura portante principale e secondaria, presenta un deterioramento dei materiali legato al trascorrere del tempo, più che ad agenti specifici di degrado.

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