Santuario Santa Maria Annunciata – Verdello

Il Santuario di Verdello è dedicato a Santa Maria Annunciata, solennità che viene celebrata il 25 marzo.

È una festa antichissima: nel V secolo la solennità veniva celebrata in Oriente proprio il giorno 25 marzo, in stretta correlazione con la solennità del Natale.

 

Per la Chiesa latina, un documento del 624 testimonia che l’Annunciazione era entrata nel calendario liturgico, quando venne completato il ciclo delle feste natalizie e la data era la stessa della Chiesa orientale. La festa dell’Annunciazione viene considerata il giorno fondamentale nella storia della salvezza.

Oratorio campestre di San Michele

La storia del Santuario risale con grande probabilità alla seconda metà del primo Millennio (sec VI-VIII). Non vi sono scritti o reperti archeologici: l’unica indicazione utile è nella dedica a San Michele, l’arcangelo a capo delle milizie celesti, venerato molto dai Longobardi che amavano i Santi guerrieri e comandanti.

La prima notizia della chiesetta campestre compare negli atti della visita pastorale compiuta personalmente da San Carlo Borromeo il 25 settembre 1566: la parrocchia di Verdello era allora una piccola comunità di circa mille abitanti, sotto la giurisdizione dell’arcidiocesi di Milano.

Quando San Carlo passò per visitare l’oratorio di San Michele, trovò chiusa la porta: non volle insistere per entrarvi, ma si accontentò di gettare uno sguardo all’interno, dalle finestre, e costatò che era maltenuta e che non vi si celebrava la Messa. Il degrado divenne pressoché totale una quindicina di anni dopo.

Il cardinale Ottaviano dei Foreriis, che visitò San Michele nel 1581, diede disposizioni per il restauro e, con molta probabilità nella stessa occasione, lasciò scritto: “Si conceda al popolo di Verdello Maggiore la facoltà di fabbricare la chiesa della Beata Vergine Maria”. In realtà era ciò che si aspettava la popolazione di Verdello.

La “fabbrica” del Santuario

La petizione evidenzia che il desiderio di una chiesa dedicata alla Madonna non scaturì da una apparizione o da un evento miracoloso, ma dalla fervente devozione della popolazione.

Non si conosce con certezza l’anno del voto di santificare, oltre il 25 marzo, anche la vigilia della festa dell’Annunciazione.

La decisione di rendere festivo il 24 marzo comportò una diversa organizzazione e disponibilità di luoghi. Da qui la necessità di utilizzare “aggrandita” la chiesetta di S. Michele.

25 aprile 1587: data storica

La risposta alla petizione dei Verdellesi si fece aspettare vent’anni: il permesso dell’arcivescovo di Milano Gaspare Visconti di utilizzare l’edificio crollato del San Michele per la fabbrica del nuovo oratorio, in onore della Beata Vergine Maria e di San Michele, arrivò il 25 aprile 1587. Per il Santuario è una data storica: i lavori cominciarono subito su disegno del capomastro Giovan Antonio da Urgnano, ma è impossibile dire che cosa sia stato conservato dell’edificio precedente.

Negli atti della visita del card. Federico Borromeo del 3 aprile 1598, la chiesa risulta finita tranne il campanile. La facciata, senza portico, aveva un’unica finestra centrale rotonda, con un alto portale (quello attuale) e due nicchie ai lati, messe in luce dai restauri della seconda metà del Novecento.

Ai lati della cappella maggiore vi erano due altari sotto cappelle ad arco, i cui titolari non erano stati decisi e sopra gli altari due finestrelle rotonde. C’era una sagrestia ampia e decorosa. Il bacile per l’acqua benedetta non era ancora fissato in luogo adatto.

Le opere di restauro di fine ‘800 e del ‘900

Sul finire dell’Ottocento il prevosto Gerolamo Natali dotò il Santuario di un organo particolarmente bello, realizzato nel 1873 da Adeodato Bossi, mentre don Simon Pietro Grassi provvide a un restauro che diede al luogo di culto splendore e bellezza: lo ampliò, lo fece decorare e provvide anche a far realizzare il gruppo statuario della Madonna Annunciata, affidando al giovanissimo architetto Virginio Muzio l’incarico di rinnovare il volto del Santuario. Il progettista non deluse le attese e rifece quasi totalmente la facciata, creando il portico e l’ambiente destinato all’organo ed eliminando la finestra centrale rotonda aprendone due ai lati.


All’interno, coprì le capriate con un volto piatto montante della navata, a botte sul presbiterio, creando gli spazi per gli affreschi di Ponziano Loverini e di Ernesto Rusca.

Il Loverini dipinse l’Annunciazione sulla facciata e a lui si devono i sei grandi affreschi della vita della Madonna sul soffitto del Santuario. A Ernesto Rusca, milanese, restauratore degli antichi affreschi delle sale del Castello Sforzesco, fu affidata la decorazione che collega le pitture in un unico discorso, intessuto da angeli danzanti, profeti e scenette bibliche, con molto gusto e finezza, vivacità e senso di equilibrio eccezionali. L’abilità del Rusca potrebbe trarre facilmente in inganno: gli scomparti sopra il presbiterio e la facciata dell’organo suggeriscono sapori secenteschi, ma sono del Rusca, che appose la sua firma sul pieduccio di sinistra dell’arco centrale, datandola 1899.

Il mosaico della facciata

Gli anni, le intemperie e l’incuria danneggiarono l’affresco posto sulla facciata del Santuario. In neanche mezzo secolo era ridotto in tali condizione di fatiscenza che fu necessario intervenire. Si dovette procedere alla rimozione, per salvare almeno l’Angelo e la Madonna, uniche cose rimaste leggibili. Al posto dell’affresco fu collocato un mosaico eseguito nel 1969 su bozzetto del Loverini, di proprietà dello scultore Avogadri.

Il volto del Santuario

Il Santuario di Santa Maria Annunciata è posto al termine di un viale alberato che corre tra l’Oratorio San Giovanni Bosco e la Fabbrica sul Viale.

La facciata ha un portico a tre campate, aperte ad arco, sormontato dal mosaico che rappresenta il mistero dell’Annunciazione. Ai lati due angeli musicanti in pietra. Dietro il portico si scorge l’antica facciata, di cui si conserva il portale d’ingresso in marmo di Zandobbio.

A nord e a sud vi sono due portichetti per gli ingressi laterali, con colonne in pietra di Sarnico. Sotto il portichetto a nord sono state collocate delle terracotte realizzate da Simone Morelli.

Interno del Santuario

L’interno del Santuario è ad una sola navata, suddivisa da archi in tre campate. Il presbiterio presenta una volta finemente decorata con stucchi e angioletti e lunette nelle quali sono riportati alcuni passi della Sacra Scrittura che si riferiscono alla Madonna.

L’altare maggiore è in legno, con fondo azzurro e decorazioni in oro applicate, della stessa fattura di quello che esisteva nella chiesa parrocchiale, poi donato al Seminario di Bergamo, che fu consacrato la quarta domenica di ottobre del 1693 dal vescovo di Cremona Marcantonio Zoilo e anche l’altare del Santuario quindi risale alla stessa epoca.

Sopra l’altare maggiore si innalza la pala dell’Annunciazione, opera del pittore Francesco Zucco. Per alcuni decenni, a partire dal 1899, fece da copertura alla nicchia creata nell’abside da Virginio Muzio; il vescovo Bernareggi (1936-1953) la fece levare e collocare sulla parete di destra della navata.

Nell’ultimo decennio del Novecento venne rimessa al suo posto, mentre il simulacro della Madonna venne collocato nella Cappella laterale di sinistra.

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