Il Museo Donizettiano – Bergamo

Il Museo Donizettiano, inaugurato nel 1906, riunisce in un’unica collezione i cimeli posseduti dalla baronessa Giovanna Ginevra Rota Basoni Scotti e le testimonianze di proprietà del Comune di Bergamo inerenti la vita e l’attività artistica di Gaetano Donizetti (1797-1848).
Il Museo Donizettiano occupa due sale del palazzo di proprietà dell’Opera Pia Misericordia Maggiore (già Palazzo Colleoni, 1173). Ampiamente modificato nel XVII secolo (cortile maggiore di forma rettangolare e facciata su via Arena, atrio d’ingresso opera di Ferdinando Caccia), all’interno è riccamente decorato da affreschi neoclassici datati 1802, opera del pittore Paolo Vincenzo Bonomini e dei suoi collaboratori. Di epoca quattrocentesca rimane il cortile minore a logge sovrapposte su quattro livelli. Oggi il palazzo è sede dela sezione musicale della Biblioteca civica Angelo Mai e, occasionalmente, di concerti tenuti nella Sala Piatti, ambiente interamente in legno in stile liberty (1902).

STORIA DEL MUSEO

Il Museo, ospitato in quella che fu la Sala del Consiglio della Misericordia Maggiore di Bergamo, venne aperto al pubblico nel 1906, dopo che l’Ente benefico ebbe accolto due importanti donazioni: la preziosa raccolta di cimeli donizettiani della baronessa Giovanna Ginevra Rota Basoni Scotti, e gli arredi della stanza in cui il compositore bergamasco morì, di proprietà di Cristoforo Scotti che ospitò il musicista malato negli ultimi anni della sua vita.

La donazione seguì il grande successo tributato dalla cittadinanza alla mostra voluta per celebrare la nascita del compositore nel 1897 e fu vincolata dalla famiglia Scotti alla fondazione di un Museo donizettiano. La nuova istituzione museale si poté attuare compiutamente grazie al deposito della ricca raccolta di cimeli e documenti di proprietà comunale, in gran parte conservate sino allora presso la civica biblioteca “Angelo Mai”.

Grazie all’infaticabile opera di ricerca e valorizzazione dei materiali conservati svolta dal primo longevo conservatore, il parmense Guido Zavadini, il patrimonio poté essere incrementato: particolarmente significativi il prezioso archivio e la stesura, nel 1936, del primo catalogo del museo.

Dalla fine del 2002 il Museo donizettiano è entrato nel circuito museale gestito dalla Fondazione Bergamo nella storia, creata con l’intento di salvaguardare e incentivare in modo nuovo l’importante patrimonio storico, culturale e artistico del territorio bergamasco. Il percorso comprende la Rocca, sede del Museo storico di Bergamo – sezione ‘800; l’ex convento di San Francesco; il Campanone; la Torre civica nel centro piacentiniano.

L’accesso alla splendida sala centrale del Museo, di gusto neoclassico e affrescata da Vincenzo Bonomini, avviene attraverso un atrio che si può considerare parte del Museo stesso, poiché lungo le pareti perimetrali scorre una interessante galleria di ritratti di musicisti ad opera dei grandi della pittura bergamasca dell’Ottocento. A sinistra dell’ingresso si osservano “Gaetano Donizetti” di Ponziano Loverini, “Amilcare Ponchielli” di Cesare Tallone, “Giovanni Simone Mayr” di Enrico Scuri, “Vincenzo Petrali” di Cesare Tallone, “Pietro Rovelli” di Enrico Scuri. Procedendo lungo il lato destro (al centro del quale si apre l’ingresso del museo) si segnalano “Antonio Dolci” e “Alessandro Nini” di Giuseppe Villosi.

Il percorso di visita all’interno del Museo prevede diversi itinerari: numerosi dipinti (di Diotti, Villosi, Coghetti) ornano le pareti e consentono di proseguire la lettura della ritrattistica locale iniziata nell’atrio; gli strumenti musicali offrono un piccolo ma significativo spaccato dell’evoluzione nel corso del XIX secolo; testimonianze personali ripercorrono le vicende biografiche e artistiche di Gaetano Donizetti; documenti e rappresentazioni iconografiche ricostruiscono il contesto dei teatri, degli impresari, degli interpreti nel quale ha operato il compositore e nel quale si è consolidata la sua fama dopo la morte.Un breve itinerario di visita può dunque seguire la vita del maestro dalla nascita (nella prima vetrina si segnala il disegno su carta di Francesco Coghetti che ritrae i genitori del musicista), proseguendo con la stesura delle prime esercitazioni scolastiche scritte sino al 1815 sotto la guida del suo maestro Giovanni Simone Mayr (nella seconda vetrina se ne possono vedere gli autografi).
Per quanto riguarda la produzione artistica si segnalano: il libretto di Morelli per l’Enrico di Borgogna, opera prima rappresentata a Venezia nel 1818; i manoscritti originali delle composizioni sacre e da camera, che Donizetti continuò a comporre ed eseguire insieme a Mayr prima e dopo il soggiorno bolognese; il preziosissimo autografo della partitura del II atto dell’Elisir d’amore (opera della quale si conservano anche i disegni di Sanquirico per le scenografie scaligere). Numerosi gli oggetti d’uso appartenuti al maestro, come i suoi necessaire da viaggio e la pipa turca ricevuta in dono dal fratello Giuseppe e, nella seconda stanza, il letto e la poltrona utilizzati da Donizetti durante la sua lunga malattia. Testimonianze diverse documentano il mito che ha accompagnato la figura del compositore in vita e dopo la morte.

Tra gli strumenti musicali presenti si trovano lo splendido fortepiano Bosendorfer, acquistato da Donizetti nel 1844 per la baronessa Rota Basoni. Di grande valore storico e artistico anche il pianoforte a coda del musicista proveniente dalla casa della famiglia della moglie, Virginia Vasselli: sul coperchio è riportato un brano della lettera con la quale lo stesso Donizetti ne definiva la conservazione come luogo assoluto della memoria del suo operato: “Non vendere – scriveva – per qualunque prezzo quel pianoforte che racchiude tutta la mia vita artistica dal 1822 (…) là vi mormorano le Anne, le Marie, le Fauste, le Lucie (…)”.
Una terza sala è dedicata all’esposizione di altri strumenti musicali, tra questi: un fortepiano Kaspar Lorenz appartenuto a Giovanni Simone Mayr; due armonium ottocenteschi, un Fourneaux (uno dei primi prodotti) e un Graziano Tubi con un dispositivo elettromeccanico di registrazione su carta; un’intera raccolta di strumenti a fiato della prima metà dell’Ottocento, tra cui un clarinetto d’amore fabbricato da Lange di Torino; un violoncello piccolo appartenuto ad Alfredo Piatti.

LE OPERE DI GAETANO DONIZETTI
Anna Bolena
Opera seria in due atti su libretto di Felice Romani, composta nel 1830. Esposti il libretto originale della prima rappresentazione al Teatro Carcano di Milano (26/12/1830), un bozzetto originale di scenografia (1830), l’avviso teatrale per la prima rappresentazione all’Imperiale Teatro di Corte di Porta Corinzia in Vienna (26/02/1833) e la riproduzione di una pagina della partitura autografa (1892)Elisir d’amore
Opera buffa in due atti su libretto di Felice Romani, composta nel 1832. Esposti il libretto originale della prima rappresentazione al Teatro della Canobbiana di Milano (12/05/1832), tre bozzetti originali di scenografia (1832) e la riproduzione della partitura d’orchestra autografaMarin(o) Faliero
Opera seria in tre atti su libretto di Giovanni Emanuele Bidera (con alcune modifiche di Agostino Ruffini), composta tra il 1834 e il 1835. Esposto il libretto per una rappresentazione al Teatro Comunale di Ferrara, primavera 1839Linda di Chamounix
Opera semiseria in tre atti su libretto di Gaetano Rossi, composta tra il 1841 e il 1842. Esposti la riproduzione di una pagina della partitura autografa (1892) e una riduzione per canto e pianoforteLucia di Lammermoor
Opera seria in tre atti su libretto di Salvatore Cammarano, composta nel 1835. Esposti la riproduzione della partitura d’orchestra autografa (1941), il libretto per una rappresentazione al Teatro Riccardi di Bergamo nell’estate del 1838 e il frontespizio della prima edizione francese dello spartito in riduzione per canto e pianoforteIl Pigmalione
Opera in un atto, su libretto di autore ignoto, composta nel 1816. E’ la prima opera teatrale di Gaetano Donizetti, rappresentata postuma nel 1960 a Bergamo

Enrico di Borgogna
Opera semiseria in due atti, su libretto di Bartolomeo Merelli, composta nel 1818. Segna l’esordio di Gaetano Donizetti come operista

Zoraide di Granata
Opera seria in due atti, su libretto di Bartolomeo Morelli (prima versione); rimaneggiato poi da Jacopo Ferretti (seconda versione), composta tra il 1821 e il 1822. Rappresenta il primo notevole successo del giovane Gaetano Donizetti

L’ajo nell’imbarazzo
Opera buffa in due atti, su libretto di Jacopo Ferretti, composta nel 1824. E’ nota anche col titolo Don Gregorio, versione napoletana successiva trasformata in farsa.

Ugo, conte di Parigi
Opera seria in due atti, su libretto di Felice Romani, composta tra il 1831 e il 1832.

Belisario
Opera seria in tre atti, su libretto di Salvatore Cammarano, composta tra il 1835 e il 1836

Poliuto
Opera seria in tre atti, su libretto di Salvatore Cammarano, composta nel 1838. La proibizione da parte della censura napoletana induce Donizetti a trasformarla in Les Martyrs e a metterla in scena a Parigi, Opéra, 1840.

La fille du régiment
Opéra-comique in due atti, su libretto di Jules-Henry Vernoy de Saint-Georges e Jean-François-Alfred Bayard, composta nel 1839. E’ la prima opera data in lingua francese; la versione ritmica italiana del libretto fu curata da Calisto Bassi.

Dom Sébastien, roi de Portugal
Grand-opéra in cinque atti, su libretto di Eugène Scribe, composta nel 1843. Successivamente rielaborata in lingua tedesca insieme al librettista Leo Herz.

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• Rocca – Museo storico sezione ‘800  
piazzale Brigata Legnano
da ottobre a maggio: mart – dom 9.30 – 13.00; 14.30 – 18.00
da giugno a settembre: martedì, mercoledì, giovedì e venerdì: 10.00 – 13.00; 14.30 – 18.00
sabato e festivi: 10.00 – 19.00
chiuso il lunedì
• convento di San Francesco – Museo storico, sezione mostre  
piazza mercato del fieno 6/a
da ottobre a maggio: mart – dom 9.30 – 13.00; 14.30 – 18.00
da giugno a settembre: martedì, mercoledì, giovedì e venerdì: 10.00 – 13.00; 14.30 – 18.00
sabato e festivi: 10.00 – 19.00
chiuso il lunedì
• Palazzo del Podestà – Museo storico dell’età veneta • il ‘500 interattivo  
piazza Vecchia
da ottobre a maggio: mart – dom 9.30 – 13.00; 14.30 – 18.00
da giugno a settembre: martedì, mercoledì, giovedì e venerdì: 10.00 – 13.00; 14.30 – 18.00
sabato e festivi: 10.00 – 19.00
chiuso il lunedì
• Campanone  
Piazza Vecchia
da novembre a marzo: da martedi a venerdì 9.30 – 13.00; 14.30 – 18.00; sab e festivi 9.30 – 18.00
da aprile a ottobre: mart – ven 10.00 – 18.00 ; sab e festivi 10.00 – 20.00
Chiuso il lunedì
• Museo Donizettiano  
via Arena 9
da ottobre a maggio: mart – ven 9.30 – 13.00; sabato e festivi: 9.30 – 13.00; 14.30 – 18.00
da giugno a settembre: mart – dom 10.00 – 13.00; 14.30 – 18.00
chiuso il lunedì
• Torre dei Caduti  
piazza Vittorio Veneto
Dal 3 giugno 2015 la Torre sarà aperta in modo permanente nei seguenti giorni e orari: 
venerdì, sabato e domenica 10.00/13.00, 15.00/18.00 
Da lunedì a giovedì su prenotazione.
 
• Aereo Antonio Locatelli  
L’aereo è attualmente visibile presso 
Tino Sana, Museo del Falegname – Almenno S. Bartolomeo
lun-ven: 9.00 – 12.00; Sab: 15.00 -18.00; Dom. 9.30 – 13.00 / 15.00-18.00
Chiuso nei mesi di luglio e agosto

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