Antico Convento di San Francesco  – Bergamo

Il convento San Francesco di Bergamo si trova sul colle di Sant’Eufemia di Città Alta. In posizione dominante, dalla parte orientale di Bergamo, offre un panorama sulla valle sottostante e sui monti che, facendo da corona alla città, segnano l’ingresso della Valle Brembana.

Il fascino di un tesoro nascosto, a pochi passi da Piazza Vecchia

Poco distante dal cuore di Città Alta, attraversate Piazza Mercato del fieno per scoprire un pregevole esempio di architettura conventuale medievale ricco di tesori nascosti: il chiostro delle arche, quello del pozzo e la sala capitolare vi svelano con i loro cicli di affreschi realizzati tra il Trecento e il Seicento la lunga storia di questo edificio. La terrazza panoramica offre allo sguardo un orizzonte imperdibile: l’incrocio delle due valli, Brembana e Seriana.

Oggi sede degli uffici, degli archivi, della biblioteca del Museo delle storie di Bergamo, il convento ospita mostre temporanee dedicate al Novecento e alla fotografia storica.

Il primo insediamento di una comunità francescana in Bergamo viene documentato nei primi decenni del XIII secolo sul colle di San Vigilio, dove si ritiene venne ospitato il santo durante uno dei suoi viaggi.
Successivamente la formazione di un piccolo convento dove oggi è via Borgo Canale in un documento del 12 settembre 1230 e concesso dal capitolo della chiesa di sant’Alessandro in colonna che cita frates Minores qui modo ibi sunt vel pro temporibus fuerunt. Viene documentato in un capitolo del 14 agosto 1277 lo spostamento dei frati nel centro della città nella vicinia di San Pancrazio.

Questo primo gruppo di frati francescani operava nell’ospedale de la Caritate costruito nel 1162 da Landolfo della Crotta una delle esponenti famiglie della vicinia di Santa Grata inter Viter, e nella chiesa della Carità..

La costruzione del complesso conventuale fu iniziata nel XIII secolo su un’area regalata dalla famiglia Bonghi e, attraverso modifiche e addizioni, completata nel XVI secolo. Il vescovo san Carlo Borromeo venuto a Bergamo in visita pastorale, fu ospite presso il monastero nei suoi tre mesi di permanenza.

Negli anni subentrarono diversi interventi di ampliamento, nel 1626 la scalinata che portava alla chiesa, e nel 1634 la costruzione di un chiostro minore con il pozzo.

Nel marzo del 1797 dopo l’ingresso delle truppe francesi e il ritiro delle truppe venete, nacque a Bergamo la Repubblica Bergamasca, vennero rimossi i simboli veneti, e dai diari di Michele Bigoni, campanaro si evince che in quel tempo fu disffatto tutti li corpi echliziasteci e Cappitolo, fu sopresso molte chiese e requisito messo argento delle chiese, e dopo tanto fu reguesito anche l’altro, fu sospeso tutte le monache e i frati, la egregia chiesa di Santa Grata fu fatto ospitale militare e i morti francesi fu sepolti sulle mure di S.Grata. Vengono requisiti tutti i beni delle chiese rilasciandone ricevuta con impegno di restituzione, cosa che mai avvenne.

Del convento di San Francesco risultano requisiti beni per disnovemilletrecentosessantatre soldi, e lo stabile ceduto all’Albergo laicale dei poveri detto Convertino con la sua soppressione il 22 maggio del medesimo anno, risultavano presenti solo 18 frati.

Con la Repubblica Cisalpina, a Bergamo ci fu un fiorire di carceri: nel convento di Sant’Agata i detenuti in attesa di giudizio, in Piazza Vecchia quelli condannati e il convento di San Francesco, venne adibito a carcere per i detenuti politici, che causa la forte repressione, e la diffusione del pauperismo, erano numerosi.

Manterrà la stessa destinazione durante l’occupazione austriaca, con l’aggiunta di vani per la carcerazione delle prostitute, per poi necessitare di locali adibiti ad ospedale causa il forte contagio della sifilide. Nel 1814 avvenne la demolizione della chiesa.

Con l’annessione di Bergamo al Piemonte del 1859, venne data libertà ai prigionieri politici e gli altri vennero lentamente trasferiti in Sant’Agata, risulta infatti documentato carcere fino alla fine del XIX secolo. Le continue manutenzioni, e i cambiamenti strutturali per rendere i locali idonei ad uso di carcere, finirono per trasformare quello che era un convento francescano.

Come ogni città medievale che si rispetti, anche Bergamo ospitò importanti sedi monastiche degli Ordini mendicanti. Tra questi spicca l’ex Convento di San Francesco, posto in prossimità della Porta medievale di San Lorenzo, ad accogliere i viandanti provenienti dalle Valli bergamasche. Il complesso, risalente al XIII secolo, colpisce per l’ampiezza e articolazione dei suoi spazi.

 

La chiesa è stata in gran parte distrutta, ma restano suggestivi ambienti affrescati e due bei chiostri, pur rimaneggiati in seguito agli usi impropri (penitenziario) che del convento si fece dopo le soppressioni Napoleoniche di fine ‘700. Intorno al 1930 il complesso venne restaurato e adibito a scuola elementare., negli anni 1943–1945 è sede della Guardia Nazionale Repubblicana.

Dal 1997 al 2001 ha contenuto la sezione ottocentesca del Museo storico di Bergamo; attualmente il complesso conventuale ospita gli uffici del museo, il suo archivio, la biblioteca ed è sede di esposizioni temporanee in attesa di restauri.

Il convento è ora la sede della Fondazione Bergamo nella storia che raccoglie l’archivio fotografido della città e della provincia con il contributo fotografico della fondazioni Gli archivi di Pesenti, Terzi e Burgarella.

La struttura, tipica dell’architetturamedievale, si sviluppa tra il chiostro delle Arche o maggiore e il chiostro del Pozzo o minore, entrambi collegati da un breve corridoio che si diparte dall’angolo a sera del primo. Ma la sua costruzione originale era molto complessa. La descrizione che ne fece ne 1716 padre Camillo Besi, che aveva l’incarico di guardiano del monastero, rende possibile ricostruire l’architettura e le pitture presenti prima della chiusura del monastero e la sua trasformazione in carceri napoleoniche.

Il complesso, oltre che per la sua architettura, riveste una importanza particolare per i frammenti di affreschi trecenteschi sopravvissuti ai secoli, all’incuria e alla deleteria opera attiva degli uomini.Degli affreschi sono rimasti alcuni frammenti che, pur nella loro limitatezza, testimoniano un’arte matura pienamente inserita nel circuito artistico medievale lombardo.

La comparazione con altre opere e le similitudini artistiche riscontrate hanno portato gli studiosi a vedervi le mani dei maggiori artisti dell’epoca che hanno operato sul territorio.Ecco il Maestro dell’Albero della Vita e il Maestro della Cappella Bonghi con i suoi riflessi giotteschi, mentre altri hanno intravisto il Maestro degli Anacoreti, il Maestro dell’Adorazione dei Magi e altri Maestri.

Gli affreschi hanno avuto una origine devozionale, espressione di una religiosità compensatoria fortemente radicata in quel medioevo che incominciava a sbiadire.
Le opere si sono succedute senza un disegno progettuale generale ma in maniera occasionale e senza una coerenza stilistica se non quella complessiva del periodo storico.

Rappresentavano la contropartita di richieste di intercessione divina o manifestazioni espiatorie in vista dell’altra vita, nel terrore reale ed effettivo che la sua aspettativa incuteva specie nel potente. Manifestazioni di un senso del divino non pienamente compreso e forse primitivo ma occasioni felici per contribuire ad arricchire un patrimonio artistico di cui altri, in altri tempi, avrebbero goduto.

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