Chiesa di Santa Lucia Vergine e Martire di Ambriola – Costa Serina

Un’antica cappella esisteva da secoli e nel 1754 vi fu il primo restauro. Nel 1904 si costruì l’attuale chiesa, valorizzando l’antica cappella; sono nuovi il corpo centrale e l’abside. Nel 1928, il vescovo Marelli, la costituì parrocchia. Nel 1932 venne decorata e dorata da G. B. Dentella. Fu infine consacrata dal Vescovo Bernareggi nel 1950. Tra le opere da segnalare: un intaglio del 1760 raffigurante la Vergine Addolorata, due Crocifissi d’artigianato locale e una Santa Lucia, di C. Zonca (1902).

Tra gli affreschi vi sono opere di E. Nembrini, ( 1932) e un Battesimo di Gesù di P. Pezzotta (1952). Il Battistero è stato realizzato nel 1921. Nel 1975 è stato ristrutturato il presbiterio, su disegno di Vito Sonzogni, realizzato in prevalenza con marmo bianco di Zandobbio. Il campanile fu eretto dai Brozzoni nel 1906. Le campane, asportate a causa dei bisogni di guerra, sono state sostituite da un nuovo concerto di cinque campane. Nella frazione di Ambriola del Comune di Costa Serina in Valle Brembana, non conta più di 150 anime ed è stata eretta a parrocchia da pochi anni in qua. L’unica festa importante – una specie di sagra – che si celebra ogni anno con un certo sfarzo è quella di Santa Lucia.

Per questa Santa hanno una devozione particolare, non solo gli Ambriolesi, ma anche i montanari dei dintorni i quali, il 13 dicembre, convengono numerosi nella piccola contrada boschereccia a farvi le loro devozioni per invocare la protezione di Santa Lucia contro le malattie degli occhi, specialmente dei bambini, poiché la santa vergine siracusana a cui vennero barbaramente cavati gli occhi dai persecutori dei cristiani del suo tempo, è particolarmente impegnata a preservare gli organi della vista della brava gente di quaggiù, come colei che, essendone stata privata, sa indubbiamente valutarne l’altissimo pregio.

In detto giorno, le donne del sito si guardano bene dal prendere in mano l’ago per cucire o rammendare, per non incorrere il pericolo di rimanere accecate. Non solo gli aghi, ma non bisogna neppure far funzionare le segherie; il che riesce davvero strano, nei riguardi di Santa Lucia e degli organi della vista deferiti alla sua salvaguardia. Fatto sta che, il giorno della festa della santa in parola, anche le segherie devono riposare, sotto pena di grossi guai per chi osa contravvenire all’usanza. Di segherie, ordigni quanto semplici altrettanto utili, anticamente mossi dalla sola acqua corrente ed oggi anche dall’energia elettrica, ce ne sono un po’ dappertutto lungo le valli bergamasche; e si sa come funzionano.

La lunga e robusta travatura del carrello, mossa dalla ruota motrice, scorrendo lentamente sui rulli disposti uno dopo l’altro a debita distanza, sostiene e fa avanzare, con moto regolare e ininterrotto, verso la larga e dentata lama d’acciaio in affrettato movimento dall’alto in basso e viceversa, il tronco da segare per il suo lungo. Segata la prima sezione, si sposta il tronco mediante appositi cunei e si avvia di nuovo il carrello in senso opposto, e così di seguito, fino a che il legno è tutto sezionato in assi dello spessore voluto.

Sulla strada di Serina, a circa mezz’ora da questo paese, c’è una di queste segherie che, per la strabocchevole richiesta di legname, durante la guerra 1915-18, doveva lavorare ininterrottamente sotto il controllo di due bravi fratelli che si alternavano continuamente al lavoro. La notte del 13 dicembre del 1917, il giovane di turno sentì uno strano rumore e poi fu molto sorpreso di vedere la sega fermarsi di botto; né gli riusciva di riavviarla. Chiamato il fratello che dormiva in un attiguo stanzino, tutt’e due, dopo molti sforzi, finirono col rimetterla in moto e fecero per andarsene insieme. Ma uno schianto tremendo li fece tornare precipitosamente sui loro passi a vedere cosa accadeva. La sega mandava fiamme, ed essi, colpiti da un urto violento, furono rimbalzati dentro la stanzetta da dove erano usciti. I due giovanotti non seppero mai spiegare quanto era loro capitato; e il mio informatore il M.o Gherardi di Costa Serina, afferma che, anche oggi, quando essi narrano il fatto, paiono sotto l’impressione dello spavento provato. La segheria riprese a funzionare regolarmente il giorno dopo, come se nulla fosse stato. Si dice che l’antico padrone della segheria, morto alcuni anni innanzi, si facesse “sentire” durante la notte, e che quella volta avesse voluto far capire che la sega lavorasse il giorno di Santa Lucia.

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