Chiesa di San Giovanni Battista – Fuipiano Valle Imagna

La Chiesa è stata costruita nel 1561, conserva affreschi di Giuseppe Orelli, tra i dipinti la Madonna delle Grazie con i Santi Sebastiano, Rocco e Giovannino di Giacomo Francia da Bologna (1535), un’immacolata di Giovanni Chizzoletti (1741). Al suo interno, preziose tele di Francesco Quarenghi, nonno di Giacomo, il grande architetto valdimagnino del 700.

l Comune di Fuipiano valle Imagna BG è per la valle Imagna: – il pianoro dei faggi (sentieri e spiazzi panoramici) – l’oro blu (sorgenti) – il tetto (i suoi 1050 metri) – le contrade, le cà, i villaggi, le santelle ( Arnosto, Capione, Valzanega, Pagafone) – l’arte (affreschi, quadri) Soffermandoci sull’arte basta solo citare la Chiesa di San Giovanni Battista con i dipinti e affreschi di: – Giacomo Raibolini detto Giacomo Francia (Bologna 1486 – 1557): . la Madonna delle Grazie con i Santi Sebastiano, Rocco e Giovannino (1535) – Giuseppe Orelli, (13 febbraio 1706 – Locarno, 1776) opere del 1700 nell’abside, parte conclusiva della navata centrale: . Nascita del Battista . la Predica del Battista . la Decollazione del Battista – Giovanni Chizzoletti (Bergamo, 1655 circa – post 1733) .

Immacolata con i santi Fermo e Rustico (1714) – Francesco Quarenghi, (1686-1755) nonno di Giacomo, il grande architetto valdimagnino (Rota d’Imagna, 21 settembre 1744 – San Pietroburgo, 2 marzo 1817): . Sant’Andrea apostolo 1740 (130×60); . San Luigi Gonzaga 1749 (136×75); . Madonna del Rosario con Santi e Misteri del Rosario (236×159); . San Gaetano da Thiene 1749 (136×75); . San Giovanni Nepomuceno 1740 (137×57); . Madonna in Gloria tra San Giuseppe, Sant’ Antonio Abate e San Francesco d’Assisi 1743 (240×150).

La Croce posta sul Campanile della chiesa di San Giovanni a Fuipiano Valle Imagna

Si tratta di una croce con i bracci terminanti con un elemento trilobato simile al trifoglio greco. Il simbolo del trilobo o trifoglio indica la divinità nella sua rappresentazione trittica, padre, madre e figlio. É il simbolo formato da tre cerchi che si congiungono. In ambito cristiano il simbolo rappresenta la Trinità, lo troviamo spesso nelle costruzioni architettoniche delle chiese. Dall’asta della croce spuntano due volute di fiori, che vogliono simboleggiare la Risurrezione dopo la passione. Danno proprio l’idea dei germogli che nascono dall’albero della Croce. Il globo crucigero su cui poggia la croce rappresenta il potere cristiano, che riconosce la supremazia di Cristo (rappresentato dalla croce) sul mondo e sui poteri terreni (la sfera).

La croce di Sant’Andrea che interseca la croce nella X simbolizza la luce, la luminosità, l’illuminazione, l’irradiamento (dalla sua grafica); quella X, che vale 10 in latino-romano può vedersi come la giunzione di un V (discesa celeste) e di una Λ (elevazione terrestre), da cui forse la sua presenza discreta in alcune chiese o sulle loro pareti. A fianco tra la croce e la sfera sventola una banderuola che è uno strumento che serve ad indicare la presenza e la direzione del vento. È metallica e raffigura a volte immagini sacre, per esempio santi, angeli e simboli religiosi vari. In questo caso pare la fascia di San Giovanni Battista con la scritta “ecce Agnus Dei”. La troviamo sulla parte inferiore dell’aste del parafulmine.

“Festa granda” dedicato alla Madonna del Rosario – Festa dei Bergamì

La prima domenica di settembre è il giorno della “festa granda” dedicato alla Madonna del Rosario. Stando al calendario la si dovrebbe festeggiare un mese più tardi, il 7 ottobre. E per decenni infatti la si festeggiò in quel periodo. Ma ai malgari divenne pesante attendere quella data per ringraziare la Madonna e poi “scaricare il monte”: dopo i mesi passati al lavoro con le mandrie sui pascoli di Pralongone o della Piacca e su tutti gli altri che separano la Valle Imagna dalla Val Sassina o dalla Valle Taleggio, urgeva il bisogno di scendere in pianura, per svernare con il bestiame.

La produzione locale di foraggio era insufficiente ad alimentare tutto l’anno il numero di capi allevati. Indispensabile passare l’autunno e l’inverno inoltrato sui pascoli della bassa. Papa Pio X per esperienza conosceva quanto potesse essere dura la vita in quota e concesse (lo testimonia un documento del 1907, conservato in parrocchia) che i bergamì, i mandriani – che erano la maggior parte degli abitanti del paese – anticipassero all’inizio di settembre la festa più importante del paese, quella che concludeva ufficialmente la stagione dell’alpeggio. Anche le altre due feste estive erano caratterizzate dalla processione nei prati: il 24 Giugno, ricorrenza del Patrono San Giovanni Battista, e a metà agosto il Redentore, la cui processione riecheggiava quelle veneziane; Fuipiano, avamposto della Serenissima, anche così si contrapponeva a Brumano, milanese.

In giugno (talvolta, a seconda di quanto maturi fossero i pascoli) le mandrie cominciavano a risalire dalla pianura, soprattutto dal Lodigiano e dal Trevigliese, facendo soste alla “curva” ,nei grandi stalli sul confine tra osio Sotto e Boltiere o in quelli di Sabbio, e poi a ponte Giurino. Una marcia di due, tre giorni, prima di passare davanti alla chiesa e salire ai prati. per San Giovanni – esauriti gli incontri, i saluti, gli auguri – era il momenro delle preghiere che invocavano una buona stagione sui pascoli domestici:le falci aprivano una pista nell’erba per il passaggio della processione, e il corteo che precedeva e seguiva la statua della Madonna portata a spalle guardato da lontano ricordava le lunghe chiatte dei canali del nord che paiono aprirsi la rotta tra campi e frutteti.

Al Redentore si poteva compilare un bilancio preventivo della stagione. Il consuntivo sarebbe stato fatto alla prima domenica di settembre, la festa più importante per la comunità: a Fuipiano arrivavano Fedeli da tutta la Valle Imagna, dalla vicina Valtaleggio, anche dalla Valsassina: davvero una “festa granda” che culminava nella processione: che oggi si snoda a metà pomeriggio, quando la luce non conosce sospetti d’ombra; un tempo si muoveva all’imbrunire: bisognava prima dare ai malgari tutto il tempo necessario a ricondurre le mandrie nei recinti o nelle stalle, mungere, cagliare il latte ancora caldo, destinarlo a fare quartiroli. Il ritardo era spesso dovuto anche al protrarsi dell’ “asta delle stanghe” per portare la statua della Madonna.

Un’asta che si batte tuttora; qui come dappertutto dove ci sia da portare in processione il trono di Maria o del Patrono. Gli uomini, in rappresentanza delle rispettive famiglie o dei quartieri, si contendono a suon di offerte l’onore di portare la Festeggiata. Non concorrono solo membri della comunità, ma anche “forestieri” la cui presenza accende, come accendeva, i toni del concorso. Vincere l’incanto è motivo di prestigio, di orgoglio.

L’esito verrà ricordato. Palcoscenico è il muro del portico della chiesa proteso verso la valle, ricoperta ancora di piode, un edificio splendidamente proporzionato come è per quasi tutte le eleganti chiese delle montagne bergamasche. Palcoscenico di uno spettacolo che ha per protagonista il “battitore”: ritto sul muro, concentrato a cogliere anche il più impercettibile segno, che alzi l’offerta, brillante a distribuire battute a pioggia sul sagrato e di provocazioni personali soprattutto verso quanti non mostrino grande prontezza a portare la mano al portafogli.

A Fuipiano il battitore storico è Enrico Invernizzi, più noto come il “Rico degli Uselì”, al quale ha fatto seguito Giordano Rota: per i cognomi ufficiali, qui come dappertutto nei paesi bergamaschi, è più agevole fare riferimento ai soprannomi che ai cognomi da anagrafe. Rico ha incantato stanghe dagli anni sessanta: partendo dalle stanghe denacc, davanti, le più importanti, perchè chi se le metterà in spalla sarà tra i portatori più visibili, e passando poi a quelle posteriori, alla croce astile, al turibolo, alla navicella dell’incenso.

Finalmente la processione può partire, ora l’attenzione è calamitata dal trono della Madonna, imponente, che avanza lento dietro al corteo, e si ferma frequentemente, specie in salita, per il cambio dei portatori. Lo sguardo percorre il profilo del Resegone, non lontano. Passa per la mente che questa è la rivincita del popolo semplice, quello che sgrana il rosario, visita i santuari, porta lo scapolare, invoca grazie dai Santi e da Maria.

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