Chiesa di San Rocco – Albino

Nella cappella di S. Rocco  sono da notare l’affresco cinquecentesco, la pala dell’altare maggiore coi Santi Rocco e Sebastiano, commissionata da Vincenzo Mutti e compagni nel ‘600 e altre tele recentemente restaurate dei due altari laterali.

Chiesa di San Rocco - Albino
Il piccolo organo meccanico, attualmente in disuso, è un Serassi della fine del ‘700.

Vicino al confine con Pradalunga, il convento dei Frati Cappuccini edificato in stile Romanico-Francescano, la chiesa della Madonna di Guadalupe, che conserva una copia autentica della  Sindone

Per chi vive ad Albino, la chiesa di San Rocco rimanda ad atmosfere d’altri tempi, a tradizioni lontane, ad usanze che rientrano nella devozione e nella pietà popolare. Ma soprattutto a passeggiate in collina, alla ricerca di aree verdi e riposanti, lontane dal traffico e dai rumori del fondovalle. A luoghi agresti e bucolici, dove ritemprare lo spirito e riflettere all’ombra di boschi di castagni e noccioli.

Una chiesetta appartata, quasi nascosta fra le fronde dell’Oltreserio albinese, dal grande fascino artistico, per via delle sue linee architettoniche, ma anche romantica e suggestiva per chi vi si imbatteva al termine della salita. Certamente molto amata dalla popolazione, che tutti gli anni, soprattutto il 16 agosto, in occasione della ricorrenza di San Rocco, il santo protettore delle piaghe, è solita salire sul colle panoramico che si apre ai piedi del Monte Misma, sopra il complesso cementiero dell’Italcementi, in direzione di Pradalunga, per partecipare ai momenti di preghiera e di riflessione comunitaria allestiti dalla parrocchia di Albino e dai volontari, gli Amici di San Rocco. Senza dimenticare l’altro appuntamento fisso, la Pasquetta, cioè il Lunedì dell’Angelo, quando la chiesetta, come tutti gli anni, riapre i battenti, dando l’avvio all’anno liturgico.

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Cappella san rocco albino tour virtuale

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PARTICOLARI DELLA CAPPELLA DI SAN ROCCO

L’aula si presenta – unico esempio nell’Albinese – come un organismo a pianta centrale su base quadrata a croce greca inscritta, non interamente visibile all’esterno. Grazie a quattro trombe angolari lo schema a base quadrata si trasforma in un sistema di copertura della volta a base ottagonale: molto simile a quella del coro della vecchia S. Giuliano.
Dalle otto paraste piegate a libro che incorniciano le cappelle, a cui si appoggiano semicolonne, si dipartono i raggi della volta ad ombrello. I semipilastri con basi in pietra sono coronati da curiosi capitelli, che trovano riscontro nel clima eclettico dell’Ottocento.


Attraverso una porta aperta sul lato destro del braccio d’ingresso si accede alla Cappella del Crocifisso, detta, almeno fino allo scadere del Settecento, Cappella del Gesù o del SS. Nome di Gesù.
La facciata di impianto molto semplice con tetto a doppia falda è caratterizzata da numerose aperture, che segnalano la particolare organizzazione dell’interno. Le tre piccole finestre sulla sinistra gettano luce nei vani destinati all’abitazione del romito. L’apertura circolare leggermente strombata, con belle modanature, ha cornice in pietra. L’ampia luce in basso a destra, chiusa da inferriata, corrisponde alla cappella del Crocifisso e deriva da un portico parzialmente ostruito. Nella parte centrale della facciata è inserito un alto portale di fattura rinascimentale: stipiti e architrave sono marcati da un tondino, che corre lungo lo spigolo. Le sue eccezionali dimensioni appaiono poco in rapporto con la facciata, tanto da far supporre che sia stato qui trasferito nell’Ottocento da altre chiese demolite: S. Giuliano o S. Stefano. La lunetta sopra il portale è il risultato della chiusura parziale di un rosone probabilmente collegata alla creazione, all’interno, della piccola cantoria in legno.


Sulla sinistra della facciata, attraverso una piccola porta arcuata con ghiera in laterizio, si accede all’abitazione del romito.
Dal tetto emerge, appena accennato, il volume del tiburio ottagonale.
Nel 1575 sul lato sud della chiesa da poco costruita era già issato un campaniletto a vela con una campana. Nello stesso luogo e con identica forma rimase fino all’inizio del nostro secolo, salvo periodici restauri come quelli del 1788 e 1794. Nel 1790 la campana rotta è sostituita.
Tra il 1924 e 1926 viene realizzata la nuova torre campanaria, che sorge sul lato orientale della chiesa, interamente in cemento armato con materiale prodotto nel vicino cementificio della ditta Guffanti. Inconsueta è la sottolineatura della cella campanaria con frontoni molto sporgenti su tutti i lati.
Il campanile è attrezzato con un concerto di cinque campane della ditta d’Adda di Crema, requisite poi durante la guerra per finalità belliche; nei primi anni Cinquanta viene issato un nuovo concerto di cinque campane in si bemolle della ditta Ottolina di Seregno.

Chiesa di San Rocco - Albino

Chiesa di San Rocco – Albino

Descrizione storica

A metà del ‘300 il pianoro su cui oggi sorge la chiesa di S. Rocco è compreso nel Comune Maggiore di Albino, e qui c’è il castello di Filippino Da Piano, chiamato castrum beluardi, vicino al quale, in posizione più elevata, sorge una chiesetta con campanile.
Nel 1400 il Duca di Milano autorizza la ricostruzione del fortilizio, a spese di tutto il territorio bergamasco, e il prolungamento delle fortificazioni fino a includere la chiesetta.
Del castello non si hanno più notizie; forse è stato demolito. Il succedersi delle epidemie, tra il ‘400 e il ‘500 stimola probabilmente a progettare l’ampliamento della chiesetta; a tal fine si costituisce la fabbrica di S. Rocco, alla quale sono devoluti tre lasciti testamentari negli anni 1517, 1523 e 1542. La visita pastorale dell’anno 1541 cita l’oratorio campestre di S. Rocco in cui si celebra a richiesta. I lavori di completamento e di decorazione della chiesa continuano fino al 1573, anno in cui il romito inizia a risiedere nella casa annessa alla chiesa.

San Rocco - Albino

San Rocco – Albino

Nel 1575 S. Carlo Borromeo, in visita, vede la chiesa con un solo altare, collocato in una cappella a volta e affrescata: in luogo dell’ancona c’è il crocifisso con le statue lignee dei Santi Rocco, Sebastiano e Cristoforo.
Prescrive un tempestivo intervento di riparazione della volta fessurata ed il completamento della costruzione della sacrestia. All’esterno della chiesa, lungo la parete settentrionale, c’è il cimitero e a destra della porta d’ingresso un piccolo portico che ripara un altare disadorno con la statua di S. Rocco.
All’interno, nei decenni successivi, si costruiscono i due altari laterali e la chiesa viene abbellita con dipinti di importanti pittori contemporanei, che accompagnano la dedicazione degli altari. All’altare esterno, non protetto, non si può celebrare fino a quando non venga racchiuso da una cappelletta in muratura; è dedicato al Santissimo Nome di Gesù.


La chiesa subisce poi un radicale intervento intorno alla metà dell’Ottocento: rifatta l’intera decorazione, sopra la porta di ingresso si aggiunge la cantoria; dalle chiese demolite giungono pulpito e portale d’ingresso. Quale compenso per la cessione delle sue belle tele alla parrocchiale, S. Rocco ottiene due tele più modeste, che vanno a definire la nuova dedicazione degli altari laterali.
La zona che circonda S. Rocco è coinvolta, almeno a datare dal Settecento, in attività estrattive: si cava pietrame per la fabbrica della chiesa di S. Anna nel 1742; una calchera è segnalata nel 1820; nel 1855 Giacinto Guffanti apre il cementificio, che sarà poi rilevato dalla società Italcementi.
Con la recente riduzione dell’attività estrattiva è anche cessato per S. Rocco un lungo assedio che ha messo in serio pericolo la sua stessa esistenza, come quando nel 1888 una frana, causata dall’escavazione, aveva trascinato con sé parte della casa colonica, della sacrestia e una porzione di terreno.

CRONOLOGIA

XIV – XIV (preesistenze carattere generale)

A metà del ‘300 sul pianoro su cui oggi sorge la chiesa di S. Rocco si erigeva il castello di Filippino Da Pianovale, e in posizione più elevata, sorgeva una chiesetta con campanile successivamente distrutta nel conflitto tra Guelfi e Ghibellini.

XV – XVI (costruzione carattere generale)

Il succedersi delle epidemie, tra il ‘400 e il ‘500 stimola probabilmente la ricostruzione con ampliamento della chiesetta; a tal fine si costituisce la fabbrica di S. Rocco, alla quale sono devoluti tre lasciti testamentari negli anni 1517, 1523 e 1542.

XVI – 1573 (fine lavori intero bene)

I lavori di completamento e di decorazione della chiesa continuano fino al 1573, anno in cui il romito inizia a risiedere nella casa annessa alla chiesa.

1575 – 1575 (parrocchialità intero bene)

Nel 1575 S. Carlo Borromeo, in visita, vede la chiesa con un solo altare, collocato in una cappella a volta e affrescata: in luogo dell’ancona c’è il crocifisso con le statue lignee dei Santi Rocco, Sebastiano e Cristoforo. Prescrive un tempestivo intervento di riparazione della volta fessurata ed il completamento della costruzione della sacrestia. All’esterno della chiesa, lungo la parete settentrionale, c’è il cimitero e a destra della porta d’ingresso un piccolo portico che ripara un altare disadorno con la statua di S. Rocco.

1788 – 1788 (restauro torre campanaria)

Nel 1788 vennero realizzati lavori di restauro sul campanile a vela già presente nel 1575 sul lato sud della chiesa da poco costruita

1794 – 1794 (restauro torre campanaria)

nel 1794 lavori di restauro sulla campanile a vela

XIX – XIX (rifacimento carattere generale)

La chiesa subisce poi un radicale intervento intorno alla metà dell’Ottocento: rifatta l’intera decorazione, sopra la porta di ingresso si aggiunge la cantoria; dalle chiese demolite giungono pulpito e portale d’ingresso. Quale compenso per la cessione delle sue belle tele alla parrocchiale, S. Rocco ottiene due tele più modeste, che vanno a definire la nuova dedicazione degli altari laterali.

1888 – 1888 (crollo sacrestia)

nel 1888 a causa di una frana, causata dall’intensa attività estrattiva di una cava posta nelle vicinanze della chiesa, una porzione dell’edificio comprendente la sagrestia crollò

1924 – 1924 (costruzione torre campanaria)

Tra il 1924 e 1926 viene realizzata la nuova torre campanaria, che sorge sul lato orientale della chiesa, interamente in calcestruzzo armato.

1994 – 1994 (restauro avancorpo)

restauro conservativo realizzato sulla facciata della chiesa e sui pluviali

2007 – 2007 (restauro carattere generale)

intervento di consolidazione

REPORT E IMMAGINI DI Fabrizio Carrara

Una strada per San Rocco

Nel mio girovagare alla ricerca di luoghi più o meno interessanti… a volte ti trovi a dialogare con persone straordinarie.
In uno di questi percorsi sono giunto alla chiesa di San Rocco di Albino per piccoli esperimenti fotografici.
Qui ho incontrato il Sig. Ferruccio personaggio albinese conosciuto di persona da poco.
Vedendomi interessato mi ha invitato gentilmente a visitar la chiesa ed altri ambienti.
Vedere con quale passione mi raccontava della chiesa , della sua storia , dei restauri e dei suoi sacrifici per mantenere bello e magico questo luogo.
25 anni trascorsi qui mi dice e dovrei smettere…
Allo stesso momento mostrava il suo sconforto per quella strada pedonale che sempre si percorreva raggiungendo in breve tempo la chiesa.


Ora , quel percorso è in disuso….bloccato….allo sfascio.
Da quel momento racconta …i pellegrini che ci raggiungevano dalla ciclopedonale…sono venuti meno.
Questa storia , come tante altre nel nostro territorio…mi rammarica…
Da parte mia posso solo raccontare , documentare e sensibilizzare….
Ora il Sig.Ferruccio ha terminato questa sua missione , al suo posto altre volonterose persone che si prodigano a non far dimenticare questo meraviglioso luogo.
Invito tutti i viandanti , i frequentatori della pista ciclopedonale a raggiungere questo luogo , renderlo vivo…percorrendo la strada che porta a Punto Scarpe, proseguendo oltre.
Auspico comunque che quell’antico percorso venga ripristinato, ridiamolo ai pellegrini ed agli albinesi.

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